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Considerazioni finali trekking Kilimangiaro

15 dicembre 2012

Al ritorno dalla vetta “ricarichiamo un po’ le batterie” a Kibo, sistemiamo i bagagli e ripartiamo subito per scendere a Horombo, dove arriviamo nel tardo pomeriggio dopo 6 km sotto la pioggia. Dormiamo profondamente.
Il giorno successivo comminiamo per 14 km fino a Marangu Gate, punto di partenza e di arrivo del trekking. Tiriamo le somme di questi sei giorni intensi.

La cima del Kilimangiaro ora ci appare gia’ lontanissima e irraggiungibile. Noi siamo TUTTI molto soddisfatti di questa avventura: e’ stata un’esperienza straordinaria e anche le grandi difficoltà incontrate, l’hanno resa cosi speciale e completa.

Il trekking in se’ non e’ stato per niente impegnativo fino all’ultimo rifugio (Kibo), anzi ce lo immaginavamo ben piu’ duro, cosi come credevamo molto piu’ semplice l’ascensione finale alla vetta, che invece si e’ rivelata tostissima. Anche se non sono necessarie particolari doti tecniche/alpinistiche, la difficolta’ della salita a Uhuru Peak non e’ data solo dall’alta quota: la lunga rampa che porta a Gilmans Point sarebbe un’escursione di tutto rispetto anche a quote molto inferiori.
Per una salita piu’ tranquilla e per aumentare le possibilità’ di raggiungere la vetta del Kilimangiaro, personalmente ritengo sia consigliabile fermarsi un giorno in piu’ a Kibo, favorendo cosi un acclimatamento ideale.

L’atmosfera che si respira salendo sul grande vulcano africano e’ unica e assai diversa dai trekking Himalayani.
Se si ha la fortuna di essere accompagnati dall’agenzia giusta, i portatori e le guide vi contageranno con la loro irresistibile allegria e positivita’: lungo il percorso ci si saluta con un caloroso “Jumbo!” e la maggior parte delle preoccupazioni, si risolvono con un solare “Hakuna Matata” (senza problemi).

E ora… Safari time!
Presto online report e info.

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Kilimangiaro trekking report

10 dicembre 2012

Giorno 1
“Pole pole, piano piano”. Così si procede durante un trekking e così abbiamo intrapreso il nostro, piano piano. Lentamente, quasi a trascinare un piede dopo l’altro, quasi a fermarsi tra un passo e il successivo. E va bene così, soprattutto se la meta e’ a una quota elevata. Il ritmo lo fissa la nostra guida e noi dietro a distanza di pochi metri.
Inizia così la marcia, a Marangu Gate (1.950 mt). Un bel sentiero, largo e curato, attraversa una zona fitta di vegetazione. Incontriamo due scimmiette nere appollaiate su un albero. Questa prima giornata e’ molto soft: in circa 4 ore, con alcune pause, arriviamo alla prima tappa, il rif. Mandara (2.720 mt).
La prima notte passa tranquilla: dormiamo in piccoli ma accoglienti bungalow, al caldo nei nostri sacchi a pelo.

Giorno 2
Stiamo tutti bene, il tempo e’ buono e il morale alto. Partiamo alle 8:30 dopo un’abbondante colazione. Presto la vegetazione cambia e passiamo dalla foresta pluviale a una zona meno verde, con cespugli simili ai nostri baranci e alberi di piccole dimensioni. Procediamo sempre lenti ma costanti e saliamo di quota senza problemi.
Nell’ultimo tratto prima del nuovo rifugio il panorama si apre e finalmente intravvediamo la cima innevata del Kilimangiaro. Sotto a noi l’immensa valle che si estende fino all’orizzonte.
Nel primo pomeriggio arriviamo al rif. Horombo, la seconda tappa. Siamo a 3.720 mt, tutti e tre in ottima forma, molto soddisfatti di com’è’ andata la giornata e di come i nostri fisici stanno rispondendo alla quota. Nessuna difficoltà’ tecnica, anche oggi e’ stata una normale passeggiata di montagna. Sappiamo che la difficoltà’ del trekking e’ data solo dall’altitudine e che “il bello inizia adesso”.
Domani ci spingeremo oltre i 4.000 mt.

Giorno 3
Giornata di acclimatamento: molti non la fanno, noi si, seguendo il programma che avevamo stabilito in partenza. Facciamo quindi una breve escursione a circa 4.200 mt e ci fermiamo. Sentiamo il fiato piu’ corto rispetto agli altri giorni ma saliamo senza difficoltà e in 1 ora raggiungiamo Zebra Rocks (chiamata così per i segni lasciati dal ghiacciaio che si e’ ritirato) e poi giù’ di nuovo ad Horombo per la seconda notte.
Il tempo cambia in fretta, a momenti c’è’ il sole (caldissimo), poco dopo piove. Nel pomeriggio il cielo si apre e ci regala una vista fantastica
Tutto procede bene. Domani raggiungeremo Kibo, l’ultimo rifugio prima della cima, a 4.700mt.

Giorno 4
Partiamo alle ore 8:00, su un sentiero che subito si fa ripido. Stiamo un po’ prima di “ingranare la marcia giusta” ma una volta trovata procediamo senza problemi. Intorno ai 4.300 mt il panorama cambia, la strada diventa pianeggiante e in breve ci troviamo in un grande deserto d’alta quota. Attraversarlo e’ magico.
Arrivano i primi leggeri mal di testa e il fiato si fa sempre più corto ma e’ tutto normale, ora siamo sui 4.500 mt e manca poco al rif. Kibo.
Sull’ultima rampa sento il cuore che pompa forte e mi fermo a riprendere fiato ogni 20-30 passi. Ma ormai ci siamo e arriviamo al rifugio (4.720 mt) senza particolari problemi. Questa e’ l’ultima tappa prima della meta.
Ora ci riposiamo un po’ di ore e a mezzanotte ripartiamo, per l’ascesa a Uhuru Peak, la vetta del Kilimagiaro.

ore 20:20 e 9 secondi
Scrivo. Scrivo per ingannare il tempo. Scrivo perché altro non posso fare.
L’attesa per la partenza e’ straziante. Mancano poco meno di 4 ore, ma i minuti non passano più. E ho già letto, ho già provato a dormire, ho già fatto un giro fuori, sotto il cielo più freddo e stellato che abbia mai visto. Ho già fatto tutto, non mi resta che scrivere.
Ho bisogno di scrivere. La mia testa e’ satura di pensieri. La quota si fa sentire: qualche ora fa e’ arrivato un mal di testa più fastidioso e persistente degli altri. Ho preso un’aspirina e presto mi e’ passato, ora sto bene. Ma quella mezz’ora e’ bastata per rivoltarmi l’anima… si perché quello che a casa, nella vita di tutti i giorni, e’ un problema da niente, qui, a 4.700 mt si trasforma in una catastrofe, o per lo meno, questo succede nella mia testa.
E allora mille paranoie sull’ascesa, sulla riuscita della “spedizione”, sul mal di montagna, su cosa e’ meglio fare e cosa no. E tutto ciò che gli scorsi giorni era stato gestito e affrontato con tranquillità’, ora esplode nella confusione più totale.
Il cuore pulsa, forte, a momenti fortissimo. Sara’ la quota, saranno le preoccupazioni. Entrambe le cose. E allora scrivo, e butto fuori tutto.
Penso alla mia donna, a quanto vorrei ora un suo caldo bacio. E poi subito al nostro bambino, a cosa non darei per lanciarlo in aria e vederlo sorridere come solo lui sa fare. Quanto mi farebbero stare meglio! E invece c’è’ solo un nodo in pancia che non accenna a sciogliersi.
Giusto qualche ora fa, camminando lento nel deserto che porta a Kibo, con il sole in faccia e la musica nelle cuffie, ho pensato che in quel momento, in quel preciso istante, non avrei voluto essere in nessun altro posto al mondo. E mi sono sentito tanto fortunato, senza sapere chi o cosa ringraziare.
Ora, vorrei essere ovunque tranne qui. Per la miseria!
Mi aggrappo ad appigli importanti ma piu’ fragili del solito: al fatto che fra meno di dodici ore, se tutto andrà bene, vedrò sorgere l’alba dalla montagna piu’ alta dell’Africa e realizzerò un sogno che rincorro da anni; al fatto che fra una settimana riabbraccerò la mia famiglia e li amerò’ ancora più di prima, perché ancora più di prima, saprò quanto preziosi sono per me; mi aggrappo a tutto ciò che posso… ma tutto ciò fa parte di un futuro, vicino o lontano che sia. Adesso, ora, qui, sono le 20:48 e 10 secondi. E mancano tre fottute ore alla svolta.
Mi coricherò ancora e leggero’ qualche pagina sperando che i miei occhi si stanchino e la mia mente si plachi. Dormire un paio d’ore e’ ciò che piu’ desidero in questo momento.

E spero tanto, con tutto me stesso, di rileggere queste righe domani sorridendo, per come ero stato capace di perdermi in un bicchier d’acqua.

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Si parte!

1 dicembre 2012

E’ tutto pronto, valigie e zaini carichi, documenti e biglietti aerei apposto, amici e parenti salutati. Si parte. Finalmente si parte!
E così ci si lascia alle spalle un po’ tutto: le preoccupazioni della vita quotidiana, gli impegni, gli appuntamenti, tutto scorre via leggero.

L’andare, diventa l’unica cosa giusta da fare e realmente importante. C’è chi è più nervoso, chi più tranquillo, chi realizza di essere in viaggio solo quando è in volo, chi in viaggio lo è già da settimane, da quando sono iniziati i preparativi. Ognuno la vive a modo suo. Ma la partenza, soprattutto in viaggi un po’ particolari come questo, è sempre un momento carico di energia: segna l’inizio di una nuova avventura, di una nuova storia, di un qualcosa che in un modo o nell’altro, poco o tanto, cambierà per sempre le nostre vite. E così sia!

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N.B. Il testo qui sopra l’avevo scritto 2 anni fa in occasione della partenza del trekking in Nepal, al campo base dell’Annapurna. Le sensazioni sono esattamente le stesse, oggi come ieri.

Quasi pronti…

21 novembre 2012

Ci siamo quasi. – 12 giorni alla partenza. Stiamo definendo gli ultimi preparativi. La grande Tanzania ci aspetta.

Attrezzatura e consigli vari

9 novembre 2012

Di seguito la lista dell’attrezzatura e dei medicinali che è opportuno avere per effettuare un trekking come il nostro. Il tutto impreziosito da alcuni importanti consigli. Naturalmente, queste indicazioni sono utili per qualsiasi tipo di trekking simile a quello che faremo noi.

Lista del materiale individuale
Scarpa leggera da trekking | Scarpone (preferibilmente Goretex) | Sandali o ciabatte in plastica x rifugi | 1 paia calzettoni pesanti | Alcune paia calzetti leggeri | 1 o 2 pantaloni lunghi da trekking | Pantaloncini corti | Tuta ginnastica per lodge | Calzamaglia leggera | Magliette varie cotone o capilene | Felpa leggera | Felpa pesante | Gilet leggero in piuma (utile averlo sempre in zaino visto il poco peso) | Giacca di piumino | Giacca a vento (preferibilmente Goretex) | Mantellina leggera plastica x pioggia | Guanti di lana o guanti da sci caldi | Berretto tela | Berretto lana o pile | Occhiali da sole (meglio due paia) | Sacco lenzuolo x lodge | Sacco piuma minimo tenuta -10 gr | Federa cuscino da casa | Asciugamano medio in microfibra x doccia | Spugnetta tipo cucina da usare dopo doccia x asciugarsi | Coltellino | Borraccia termica | Rotolo nastro da pacchi o cerotto | Pila frontale con ricambi | Pila di riserva | Rotolo carta igienica | Sacco plastica nera tipo spazzatura da inserire nel borsone viaggio in caso di pioggia | Candela e accendino | Sapone da bucato con porta sapone in plastica | Busta porta documenti e denaro da tenere sempre addosso | Lucchetto | Barrette energetiche (scatola) | Piccolo kit pronto soccorso personale (vedi sotto) | Borsone da trekking | Zainetto personale 30Lt/35Lt | Bastoncini telescopici da trekking

Medicinali e Kit personale
Kit crema solare, burro cacao, collirio, cerotti x vesciche (Compid) | Agumentin e Bactrim (antibiotici) | Tachipirina x abbassare eventuale febbre | Profilassi anti-tifica (serve ad evitare all’80% le conseguenze spiacevoli della dissenteria) con 3 semplici pastiglie da prendere alcuni giorni prima di partire | Profilassi antitetanica |
Antistaminico (serve x eventuali allergie) | Sali minerali (tipo Polase) | Aspirine | Antidiarroici | Antinfiammatori (tipo Oki in bustina) | Crema per punture insetti ecc | Disinfettante | Cerotti e garze varie | Medicinali x bronchiti e antitosse | Eventuali medicinali personali

Vaccini
Non sono obbligatori vaccini particolari per andare in Tanzania. Sono indicati quelli per la malaria e la febbre gialla. Alcuni di noi hanno deciso di farli, altri no. A discrezione del viaggiatore. Da tenere in considerazione che l’intera zona intorno al Kilimangiaro è molto elevata sul livello del mare quindi molti degli insetti africani più comuni e pericolosi non ci sono.

Mal di montagna
A partire dai 2500 mt, i soggetti più sensibili possono avvertire i primi sintomi dati dalla mancanza di ossigeno. Il mal di montagna acuto (AMS) può colpire chiunque anche le persone più forti e allenate, senza distinzione. Le due gravi complicazioni che possono essere fatali sono l’edema polmonare e cerebrale d’alta quota. Il primo si manifesta con dolori al torace e insufficienza respiratoria. Il secondo con fortissima cefalea, nausea e vomito.
In entrambi le situazioni, quando il quadro diagnostico è confermato, scendere al più presto sotto quota 2.000 e somministrare ossigeno. Nel caso di trekking è consigliato salire in quota adagio, senza fretta.
E’ frequente che, raggiunta la quota di 3000 mt, possano comparire lievi sintomi dati dalla stessa (mal di testa, insonnia, apnea notturna). Molte volte basta prendere dell’aspirina e pernottare alla stessa quota per un paio di giorni. Un giorno di riposo può far scomparire questi fastidiosi disturbi. Consigliabile quindi, quando possibile, pernottare 2 giorni raggiunta quota 3.000 mt.
Oltre questa quota aumentano le richieste energetiche. Fondamentale quindi un aumento adeguato dell’apporto calorico (in particolar modo proteico) e idrosalino. Importantissimo bere molto.